Femminicidi, per il governo delle emergenze non c’è nessuna emergenza

Il femminicidio non è un’emergenza per questo governo. Per me, invece, è una ferita aperta nella nostra società, una battaglia che non possiamo più rimandare. Negli ultimi giorni, cinque donne uccise. Cinque vite spezzate. Cinque storie che gridano giustizia.

Non possiamo più tollerare il silenzio, l’indifferenza e l’ipocrisia. Dietro ogni numero ci sono volti, sogni, famiglie distrutte. Cinzia D’Aries, Eliza Stefania Feru, e tutte le altre donne uccise meritano più di una statistica: meritano azioni concrete, prevenzione, protezione.

La violenza di genere non è un fatto privato, è un problema politico, sociale e culturale. È il frutto di un sistema patriarcale che soffoca le donne, tra violenza economica, disparità salariale, ricatti e sopraffazione. È il risultato di una politica che preferisce voltarsi dall’altra parte.

Oggi, mentre nel mondo c’è chi, come Javier Milei, propone di abolire il reato di femminicidio, in Italia il governo Meloni tace e minimizza. Io dico: no. Non possiamo tornare indietro. Non possiamo lasciare che il sangue delle donne scivoli via nell’indifferenza.

È essenziale che ci uniamo, dalle Istituzioni alle università, dalla politica al mondo cattolico fino al Terzo Settore e al giornalismo e comunicazione, creando una grande alleanza per affrontare e combattere questa cultura della sopraffazione di genere, affinché temi come il femminicidio siano al centro dell’agenda politica, non qualcosa da relegare alle giornate commemorative.

La parola femminicidio non deve sparire dal dibattito pubblico. Perché il dolore non può diventare consuetudine. Perché la vita delle donne deve essere una priorità. E perché su questo tema, io, noi, non faremo mai un passo indietro.

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